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I Mille

Giuseppe Garibaldi

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Virtù contra furore
Prenderà l’armi; e fia il combatter corto,.....
Chè l’antico valore
Negli italici cor non è ancor morto.
(Petrarca)

TORINO
TIP. E LIT. CAMILLA E BERTOLERO
MDCCCLXXIV.


I diritti d’autore di quest’opera e delle traduzioni della medesima in lingue straniere sono rigorosamente mantenuti.

Di quest’edizione non è stato tirato che il solo numero di copie per i sottoscrittori, nazionali e stranieri.

Qualunque copia mancante del numero d’ordine e del bollo sarà assoggettata ai rigori della Legge sulla Proprietà letteraria.


INDICE DEI CAPITOLI

Prefazione. Alla Gioventù ItalianaPag.    V
Capitolo I.I Mille1
Capitolo II.Il Cinque Maggio 6
Capitolo III.Talamone 13
Capitolo IV.Da Talamone a Marsala 16
Capitolo V.Marsala 21
Capitolo VI.Calatafimi 24
Capitolo VII.Lina e Marzia 29
Capitolo VIII.Da Calatafimi a Renne33
Capitolo IX.I Precursori38
Capitolo X.Le due Eroine41
Capitolo XI.Italia 45
Capitolo XII.Maniscalco 48
Capitolo XIII.Il 4 aprile54
Capitolo XIV.La Prigionia58
Capitolo XV.Il Tentatore67
Capitolo XVI. Cozzo ed i cinquanta Palermitani70
Capitolo XVII.Ancora il Tentatore 75
Capitolo XVIII. L’Assalto disperato84
Capitolo XIX. L’Assalto fortunato90
Capitolo XX.Il 27 maggio94
Capitolo XXI.La Capitolazione99
Capitolo XXII.Il Riscatto 102
Capitolo XXIII.Il Riposo 105
Capitolo XXIV.Roma 109
Capitolo XXV.Melazzo116
Capitolo XXVI.La Borbona 124
Capitolo XXVII.Messina 127
Capitolo XXVIII.Talarico 136
Capitolo XXIX.Il Pesce Spada139
Capitolo XXX.Il Ratto 144
Capitolo XXXI.La Dittatura onesta147
Capitolo XXXII.Agli Aranci150
Capitolo XXXIII.Roma153
Capitolo XXXIV.Reggio160
Capitolo XXXV.La Conversione 170
Capitolo XXXVI.La Vittoria184
Capitolo XXXVII.Il 7 settembre188
Capitolo XXXVIII.La Libertà193
Capitolo XXXIX. L’Amore198
Capitolo XL.Il Conclave dei rubati 208
Capitolo XLI. I Trecento216
Capitolo XLII.Liberazione 226
Capitolo XLIII.Napoli 237
Capitolo XLIV.La Camorra 245
Capitolo XLV.Giorgio Pallavicino254
Capitolo XLVI.Osteria della Bella Giovanna 261
Capitolo XLVII.Caiazzo276
Capitolo XLVIII.Battaglia del Volturno279
Capitolo XLIX.Jessie White Mario289
Capitolo L.Continua la Battaglia del Volturno 292
Capitolo LI.Ancora la Battaglia del Volturno295
Capitolo LII.Il Gesuita298
Capitolo LIII.I Trecento304
Capitolo LIV.Subiaco 312
Capitolo LV.La Simpatia 315
Capitolo LVI.Combattimento di Sora 325
Capitolo LVII.Isernia 331
Capitolo LVIII.Tora 352
Capitolo LIX.Amplesso della Morte 355
Capitolo LX.Il Racconto 374
Capitolo LXI.La Morente 379
Capitolo LXII.Battaglia del Volturno 384
Capitolo LXIII.Cozzo, Lia ed i nostri feriti389
Capitolo LXIV.Il Sogno394
Conclusione405

Indice

PREFAZIONE

Alla Gioventù Italiana


Eccovi un altro mio lavoro—questo lo dedico a voi, non perchè sia migliore degli antecedenti, ma perchè voi troverete dei fatti compiuti dai vostri antesignani e fedelmente narrati da me, testimonio oculare.

Il male che dico del governo, credo sia inferiore ai meriti dello stesso, e desidero si creda che non per sistema io lo maledico, ma per puro convincimento di far bene, accennando al male.

Che la Monarchia per interesse proprio abbia secondato le aspirazioni nazionali nell’unificazione patria credo assurdo il negarlo, siccome assurdo sarebbe il negare aver la Democrazia seminato i campi di battaglia coi suoi martiri nell’intento solo generoso dell’unificazione dell’Italia e della sua emancipazione dal dominio straniero e teocratico.

Alcuni pochi che nelle fila della Democrazia pugnarono per il proprio avvenire, oggi si trovano nel Consorzio Monarchico, e quindi divisi dalla stessa, ed obbligati a continuar col governo la via di perdizione.

Il governo italiano modellato su quello imperiale di Francia, in tutto lo somiglia, ne segue esattamente le traccie, ed avrà le stesse conseguenze.

Non credano i moderni Machiavelli d’Italia d’esser più furbi dell’uomo di Sédan; essi lo ponno uguagliare in malvagità, non in malizia.

Come quello, questi edificano su fondamenta putride della sacerdotale menzogna, e come quello saranno sepolti nelle immondizie da loro stessi accumulate.

Perseguitino pure l’Internazionale, cioè la miseria da loro creata e mantenuta—spargano pure sulla superficie dell’Italia, colla solita intenzione di corromperla, i soliti agenti del corruttore supremo di Roma—ed invece di costruire degli Ospizi d’asilo per i tanti condannati a morir di fame in questo inverno di carestia, comprino pure delle nuove tenute di caccia per divertirsi—e nuovi palazzi vescovili—vedremo come se la intenderanno colla fame della moltitudine.

In Germania, tutti lo dicono, non v’è più un solo individuo che non sappia leggere e scrivere. La Francia grida: istruzione ad ogni costo. E l’Italia prodiga il suo erario a pagare dei vescovi e simili agenti delle tenebre.

Ripeto: ve la intenderete colla fame—!

Dei preti dico poco male, me lo perdoneranno i miei concittadini, considerando che pur qualche cosa dovevo mollare alle paterne ammonizioni dello Spigolatore Bolognese all’Unità Italiana (giornale) sulle mie antifone contro i preti.

Sui meriti della gioventù Romana, per cui ho una predilezione speciale, alcuni mi troveranno esagerato. Ebbene, se sono largo di elogi agli odierni discendenti dei Quiriti, ciò sia un pegno per il loro contegno avvenire.

Essi, sin ora sotto la diretta educazione del prete, ed in presenza delle sue carceri, de’ suoi birri, e de’ suoi istrumenti di tortura, dovevano essere ciò che erano veramente.

Oggi però, abbenchè poco meglio governati, essi non sono più sudditi o schiavi del clero—e devono sottrarsi intieramente da quel vergognoso servaggio, abiurarlo, maledirlo, distruggerlo sino alle ultime vestigia—ricordandosi che dal clero, essi, dall’apice delle Nazioni furono precipitati all’infimo grado della scala umana.

E che non vengano qui gli uomini a dottrine che puzzano di sagristia e di ceppi a dottoreggiare, che non conviene agli operai (come si preconizza in Roma oggi) di trattare di politica.

Se io, povero mozzo, non m’inganno, politica significa affare dei molti—ed intendo i molti dover essere coloro che menan le braccia nella società quando ben costituita—ed i molti naturalmente interessati a sapere se la barca va negli scogli o a salvamento.

La gioventù Romana—operai od altro—deve quindi occuparsi di politica—e convincersi che il suo contegno calmo, dignitoso, ma energico nello stesso tempo nella insofferenza d’oltraggi od esigenza di diritti—il suo contegno, dico, deve servire di stella polare alle città sorelle, per ottenere un’Italia prospera e rispettata nel mondo.

Posta così a capo del progresso nazionale—e partecipando alla buona ed alla cattiva fortuna del resto della Penisola, la vecchia matrona—sarà impossibile esser la nostra bella patria trascinata indietro nell’anfiteatro del fanatismo e della tirannide.

Emancipata dall’idolatria, e spinta col suo culto del vero e della giustizia verso la fratellanza universale, Roma potrà salutar finalmente l’alba d’un terzo periodo intellettuale nell’immortale ed impareggiabile sua esistenza.

La nazione ha quindi il diritto di sperare nel buon andamento che il popolo dell’illustre Capitale saprà dare alla Vita Italiana.

Vecchio—e poco più atto, o nulla, all’azione materiale—devo limitarmi a consigliare i giovani che ponno utilizzare la mia esperienza.

Accennerò alle esagerazioni.

Non credete voi che le esagerazioni dell’ultima rivoluzione di Parigi l’abbiano perduta? Io lo credo—e credo le esagerazioni dei dottrinarii manterranno ancora per molto tempo l’Internazionale in uno stato spaventoso per le classi agiate—ciocchè servirà di puntello e di propugnacolo alle monarchie ed al clero per combatterla.

Dall’altra parte noi diremo ai governi:

«Combattete il male di cui siete artefici, e non l’Internazionale, se ne siete capaci.

voltando para onde você parou…

carregando o resto…

Leia a seguir

  • Spettri Henrik Ibsen
    Helene Alving sta per aprire un orfanotrofio in memoria del defunto marito, e suo figlio Osvald è tornato da Parigi, ma il passato continua a rientrare in casa. Il dramma di Ibsen è serrato e cupo, sul dovere e sull'eredità.
  • Una donna Sibilla Aleramo
    Aleramo racconta la propria storia, appena mascherata: una ragazza sveglia in una cittadina del Sud, un matrimonio impostole dopo uno stupro, un figlio che adora, e la lenta decisione di smettere di vivere quella vita. È semplice, arrabbiata e coraggiosa.
  • Una partita a scacchi Giuseppe Giacosa
    Un breve dramma in versi ambientato in un castello medievale: il giovane paggio Fernando deve giocare a scacchi contro la figlia del signore, Iolanda, con una posta alta sulla scacchiera. È leggero, dolce e musicale, e finisce in meno di un'ora.

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I Mille, de Giuseppe Garibaldi. O texto está em domínio público nos EUA, digitalizado pelos voluntários do Project Gutenberg; esta é a nossa própria cópia.

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