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  1. CAPITOLO I. Sulle coste del Brasile.
  2. CAPITOLO II. Gli antropofagi.
  3. CAPITOLO III. L’assalto degli antropofagi.
  4. CAPITOLO IV. Alla costa.
  5. CAPITOLO V. Nelle foreste brasiliane.
  6. CAPITOLO VI. Il giboia delle paludi.
  7. CAPITOLO VII. L’assalto del «jacarè».
  8. CAPITOLO VIII. La zattera vivente.
  9. CAPITOLO IX. Assediato dai pecari.
  10. CAPITOLO X. Un dramma nella foresta.
  11. CAPITOLO XI. Nella foresta vergine.
  12. CAPITOLO XII. Il marinaio di Solis.
  13. CAPITOLO XIII. Gli Eimuri.
  14. CAPITOLO XIV. La caccia agli uomini bianchi.
  15. CAPITOLO XV. Le anguille tremanti.
  16. CAPITOLO XVI. Una sorpresa dei selvaggi.
  17. CAPITOLO XVII. La savana sommersa.
  18. CAPITOLO XVIII. I Pyaie bianchi.
  19. CAPITOLO XIX. Le vittime della guerra.
  20. CAPITOLO XX. L’Uomo di fuoco.
  21. CAPITOLO XXI. La fuga.
  22. CAPITOLO XXII. Ancora il marinaio di Solis.
  23. CAPITOLO XXIII. Ritorno alla Savana.
  24. CAPITOLO XXIV. L’isolotto.
  25. CAPITOLO XXV. Un combattimento fra antropofagi.
  26. CAPITOLO XXVI. La scomparsa del mozzo.
  27. CAPITOLO XXVII. Rospo Enfiato.
  28. CAPITOLO XXVIII. L’aldèe dei Tupy.
  29. CAPITOLO XXIX. Assediati nel carbet dei prigionieri.
  30. CAPITOLO XXX. Fra il fuoco e le freccie.
  31. CAPITOLO XXXI. La ritirata di Diaz.
  32. CAPITOLO XXXII. L’assalto dei Tupinambi.
  33. Conclusione.
  34. INDICE
  35. NOTE:
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L'Uomo di fuoco

Emilio Salgari

kostenlos · 96.114 Wörter · ~6 Std. Lesezeit

Text von Project Gutenberg

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(von vorn beginnen)

— Signor di Correa, v’è il mozzo a bordo, occupatevi di lui. — (Cap. I).

CAPITOLO I. Sulle coste del Brasile.

— Terra dinanzi a noi! Scogliere a babordo! —

A quel grido, lanciato con voce tuonante da un gabbiere, che era salito fino alla coffa, nonostante le spaventevoli scosse che subiva la caravella, i volti dei marinai si erano fatti pallidi.

Una costa, in quel momento, fra quelle onde formidabili che incalzavano e sbattevano in tutti i sensi la piccola nave, invece della salvezza, rappresentava più che un pericolo, anzi una morte sicura.

Nessuna speranza di sfuggire ad una triste sorte rimaneva a quei disgraziati. Anche se le onde li avessero risparmiati, la terra contro cui li trascinava la tempesta era più da sfuggirsi che da cercarsi, perchè sotto i suoi immensi boschi vivevano ancora i formidabili antropofagi, che già tanti equipaggi avevano massacrati e poi divorati.

Tutti i marinai si erano slanciati, come un solo uomo, verso l’alto castello di prora, interrogando ansiosamente il tenebroso orizzonte.

— Dov’è la terra che hai veduta? — gridò un vecchio marinaio, alzando il capo verso il gabbiere che si teneva stretto all’albero di trinchetto onde resistere alle furiose raffiche che lo investivano.

— Là!... dinanzi a noi... una costa... delle isole... delle scogliere...

— Camerati, — disse il vecchio con voce commossa. — Preparatevi a comparire dinanzi a Dio.

La caravella non governa più, e le vele vanno a brandelli.

— Si è spezzato anche il timone? — chiese un giovane alto e muscoloso, dai lineamenti fieri e dall’aspetto signorile, che contrastava vivamente coi volti ruvidi e abbronzati dei marinai.

— Sì, signor Alvaro; un’onda l’ha portato via un momento fa.

— E non potete sostituirlo?

— Con questi cavalloni? No, signore, sarebbe una fatica inutile.

— E come ci troviamo già dinanzi ad una costa?

— Non lo so; la tempesta ci trascina da tre giorni e sempre verso il sud.

— Sapreste almeno dirmi quale terra abbiamo dinanzi?

— Suppongo che sia il Brasile. —

Il giovane fece una smorfia assai significante.

— Non era la mia destinazione, — disse con vivo malumore. — Il Brasile non è Portorico, nè S. Salvador, nè il Darien, signor pilota.

Mi si aspettava nel golfo del Messico e non qui. Non ho affari con questi selvaggi, che hanno la pessima abitudine di mettere allo spiedo gli uomini di razza bianca.

— Temo, signor Alvaro de Correa, che coloro che vi aspettavano non vi vedano mai più a giungere.

— Eh! Non siamo ancora naufragati nè mangiati. Cercate almeno che la caravella non si fracassi completamente.

— È quello che tenteremo di fare, quantunque dubiti assai di riuscirvi. —

Il vecchio pilota aveva ben ragione di non avere molta fiducia di salvare la piccola nave.

Un mare spaventevole s’offriva agli sguardi dei disgraziati, che parevano ormai votati ad una morte certa ed erano tre giorni che la durava a quel modo.

Montagne d’acqua si rovesciavano le une addosso alle altre con muggiti assordanti, muovendo tutte all’assalto del povero legno che non poteva più offrire, a quegli urti incessanti, dei fianchi solidi.

Non si creda già d’altronde che fosse una grossa nave, anzi tutt’altro. Nel 1535, epoca in cui si svolge questa veridica istoria, tutte le navi mercantili, eccettuati i galeoni, avevano proporzioni modestissime.

L’enorme tonnellaggio delle navi moderne era affatto sconosciuto. Quando una ne stazzava trecento era già molto e quelle da cento non esitavano ad intraprendere viaggi immensi, spingendosi fino in America e anche nell’India orientale.

Quella che la tempesta stava per scagliare contro le coste del Brasile, terra allora poco nota, perchè scoperta solamente un trentacinque anni prima e per pura combinazione, da Cabral, era una modestissima caravella portoghese di novanta tonnellate, col castello di prora ed il cassero molto alti, il ponte invece assai basso, che le onde spazzavano facilmente, con due alberi sostenenti vele latine e vele quadre e che ormai il vento aveva sbrindellate in tale modo da renderle assolutamente inservibili.

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L'Uomo di fuoco von Emilio Salgari. Der Text ist in den USA gemeinfrei, digitalisiert von den Freiwilligen von Project Gutenberg. Wir liefern ihn aus unserer eigenen Kopie aus.

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