tale.fyi

índice▾
índice
  1. Al lettore
  2. Il suicidio dei fanciulli
  3. La delinquenza dei minorenni
  4. I delitti contro l'infanzia
  5. Il dissolvimento della famiglia
  6. Il codice per l'infanzia
  7. Le donne italiane e la delinquenza dei minorenni
  8. Appendice
  9. Relazione di Scipio Sighele
  10. Indice
Español ▾

La crisi dell'infanzia e la delinquenza dei minorenni

Scipio Sighele

gratis · 19.716 palabras · ~1 h de lectura

texto de Wikisource

baja, porfa ↓continuar ↓

(empezar de nuevo)

La Rinascita del Libro

CASA EDITRICE ITALIANA di A. QUATTRINI

FIRENZE

1911

Al lettore

AL LETTORE

Fermamente persuaso della necessità di diffondere tra il pubblico la conoscenza di certi problemi che toccano le profonde radici della vita sociale, ho accolto la pro posta dell’editore Quattrini di raccogliere in un opuscolo alcune note ed osservazioni intorno alla Crisi dell’infanzia e alla delinquenza dei minorenni.

Nessuno più di me sa che queste note ed osservazioni sono incomplete. Ma poichè lo scopo della presente pubblicazione è, non di risolvere il difficile e complesso problema, ma di attirare su di esso l’attenzione dei troppi che lo ignorano e lo trascurano, credo e spero che le mie pagine bastino a far intendere la paurosa gravità della crisi che ci travaglia.

Altrove, i lettori potranno cercare fatti ed idee che colmino le molte lacune di questo piccolo libro. Io non ambisco che la soddisfazione di averli invogliati a questa ricerca.

Firenze, aprile 1911.

S. S.

Il suicidio dei fanciulli

Il suicidio dei fanciulli.

I.

Si discuteva anni or sono, — quando gli studî di statistica comparata erano nuovi e quindi più alla moda di quel che oggi non siano, — se la civiltà abbia portato, anche nel campo morale, tutti quei progressi che innegabilmente portò nella vita materiale. E gli ottimisti affermavano che il delitto, almeno nelle sue forme più gravi, va sempre diminuendo; e i pessimisti dimostravano col documento inconfutabile delle cifre, che viceversa i delitti aumentano con una proporzione geometrica spaventosa.

Forse, e gli uni e gli altri avevano in parte ragione, giacchè presso alcuni popoli civili la criminalità effettivamente diminuisce, e presso molti altri pur troppo aumenta.

Dove non è permessa varietà e contraddittorietà di opinioni è a proposito del suicidio, il quale segue dovunque da molto tempo una linea ascensionale che impensierisce, e che lo può far definire il fenomeno patologico caratteristico del nostro tempo. La lotta per la vita ha oggi, in confronto al passato, assai maggior numero di deboli che non sanno o non vogliono combatterla, assai maggior numero di vinti che la fuggono e si condannano all’auto-eliminazione. E fra questi deboli, fra questi vinti, cresce ogni giorno, specialmente nelle grandi città, il numero dei minorenni, dei giovanissimi, di coloro che non hanno ancor toccato il quindicesimo anno!

In Francia, nel 1839, si contavano 20 suicidî di fanciulli inferiori ai 16 anni, e 132 suicidî di giovani dai 16 ai 21 anni. Nel 1908, i suicidî di fanciulli inferiori ai 16 anni furono 85, e i suicidî di giovani dai 16 ai 21 anni furono 447. E ciò che vi è di più grave, quasi di incredibile, è che fra quegli 85 suicidî di fanciulli inferiori ai 16 anni, 33 erano stati compiuti da bambini di 14 anni, 4 da bambini di 13 anni, 2 da bambini di 9 anni, 1 da un bimbo di 8 anni, e 1 da un bimbo di 6 anni! In Prussia, i suicidî di fanciulli minori di 15 anni erano in media 38 all’anno nel periodo 1869-1873: furono 70 all’anno nel periodo 1894-1898.

In Italia, i suicidî di giovani tra i 15 e i 19 anni, furono in media 150 all’anno nel decennio 1896-1905: salirono a 179 nel 1906, e a 201 nel 1907; i suicidî di ragazzi al di sotto dei 15 anni, furono in media 8 all’anno nel decennio 1896-1905, salirono a 11 nel 1906 e a 14 nel 1907.

Negli altri paesi europei le statistiche danno risultati presso a poco eguali, che è quindi inutile riferire.

Di fronte a queste cifre, sorge spontanea la domanda tristissima: perchè il fanciullo si uccide? perchè a un’età che la poesia e la rettorica ci dipingono felice o serena o incosciente, si sviluppa quel «tœdium vitæ» che a noi sembra una conseguenza dei dolori e delle preoccupazioni dell’età matura? perchè il bambino sa trovare come un adulto quell’apparente e momentanea energia materiale e morale che occorre per uccidersi e che alcuni gabellano come coraggio, mentre non è in fondo che una viltà?

Sono molte le risposte che si potrebbero dare a queste domande. Mi limiterò, per ora, ad accennare fuggevolmente alle principali.

Anzitutto è un grossolano errore, direi un daltonismo psicologico, giudicare colla nostra psicologia d’uomini la psicologia dei fanciulli. È evidente che confrontandoli coi dolori che noi proviamo, i dolori infantili ci debbano sembrare ben piccoli. Ma tutto è relativo; e se un fanciullo non soffre per le gravi preoccupazioni che fanno soffrire un adulto, non si può per questo concludere che la sua età non conosca il dolore. Vi sono in quelle piccole anime delle grandi e paurose tragedie, che noi troppo spesso definiamo distrattamente come capricci. Vi sono, in germe, tutte le passioni che dilaniano il cuore dell’uomo, e che noi ingenuamente crediamo di poter placare con un rimprovero od un castigo, mentre non facciamo, spesso, che esacerbarle. Vi sono, infine, delle strane intuizioni che permettono al fanciullo di vedere, di sentire, di giudicare tutte le ingiustizie che noi commettiamo verso di lui, illudendoci ch’egli non arrivi a comprenderle. L’orgoglio e la gelosia — queste precocissime fra le passioni umane — fanno forse più soffrire i fanciulli che non gli adulti.

Noi sorridiamo di questi dolori infantili: sorridiamo per ignoranza o per egoismo. Ma non sorride forse anche il vecchio delle ubbìe che tormentano un giovane di vent’anni? Non trova egli forse che solo le sue malattie, solo le disillusioni da lui provate, solo il sentir vicina la morte, meritano il nome di veri dolori, e che la passione non corrisposta del giovane è tutt’al più un dispiacere da cui si guarisce e che egli invidia? E dovremo noi dire, per questo, che i giovani non soffrono? dovremo non comprendere perchè essi si uccidano per amore? Tutti i periodi della vita hanno gioie e sofferenze, certo diverse, ma che, con eguale potenza, turbano la mente ed il cuore. E ciò che diciamo dei vecchi riguardo ai giovani, possiamo e dobbiamo ripeterlo dei giovani riguardo ai bambini. Negare un dolce o un divertimento a un bambino gli è talvolta come negare una donna a un giovane innamorato. Il desiderio d’un’età è molto diverso da quello dell’altra, ma l’intensità del desiderio è, rispettivamente, la stessa. Così, commettere un’ingiustizia o una crudeltà contro un fanciullo, significa talvolta produrre in lui uno di quegli stati di triste disperazione o di improvvisa rivolta, di cui noi crediamo capaci soltanto gli adulti.

Se noi fossimo persuasi di questa equivalenza psicologica tra la vita infantile e la vita adulta, se noi cioè ci rendessimo conto che la psicologia dei fanciulli non è nè molto differente nè molto più semplice della nostra, ma viceversa ha della nostra tutti i dolori tutti gli impulsi tutti i pericoli, senza avere, come noi, un organismo saldo che possa sopportarli od opporvisi, noi comprenderemmo meglio perchè anche i fanciulli si uccidano, e forse noi modificheremmo i nostri sistemi educativi in modo da far sì che i bambini si uccidano meno.

Ma la ragione data fin qui — e che è permanente — se basta a spiegare perchè il suicidio dei fanciulli esista, non basta a spiegare, da sola, perchè vada progressivamente crescendo.

A fornir questa spiegazione concorrono due altre cause, una ereditaria, l’altra sociale.

Il numero dei suicidî infantili oggi aumenta perchè aumenta negli adulti la degenerazione; e gli ammalati, i pazzi, i criminali, gli alcoolisti, che mettono al mondo dei figli con una congenita tara ereditaria, li predispongono fatalmente a ogni forma di patologia, e quindi anche al suicidio.

Le inchieste di molti medici alienisti hanno dimostrato infatti che una fortissima percentuale di fanciulli suicidi è data dai figli di genitori degenerati.

Oltre questa causa antropologica, un’altra ve n’ha, come dicevo, più generale, che a tutte si impone.

Noi diventiamo vecchi prima del tempo, ed è quindi logico che i bambini, prima del tempo, diventino uomini. Questa nostra vita affrettata, febbrile, accelera il corso normale dell’esistenza; e se da una parte i giovani hanno una precoce senilità, i bambini hanno una giovinezza precoce. Il fanciullo entra troppo presto nella vita: troppo presto affatica il cervello negli studî: troppo presto sciupa la sua adorabile semplicità infantile partecipando, in famiglia e in società, all’esistenza complicata, irritata, affaccendata degli adulti; e troppo presto quindi, sotto la pressione violenta di emozioni superiori alla sua età, diventa uomo: uomo per i desiderii, per le passioni, per le ambizioni, non per la forza e per la coscienza.

E da questo squilibrio fra il volere e il potere scoppia talvolta il dramma: dramma la cui catastrofe è il delitto, se il fanciullo, invece che darsi per vinto, ha la criminosa audacia di servirsi, per vivere, di mezzi immorali, — dramma la cui catastrofe è il suicidio se il fanciullo si sente mancare le forze, e in un attimo di coraggio che nasconde forse una lunga viltà fugge da un mondo ove non sa ribellarsi o soffrire.

II.

Accennato così, alle cause generali, tentiamo di analizzare le cause particolari del triste fenomeno.

recuperando tu lugar…

cargando el resto…

Lee a continuación

  • Racconti fantasticiIginio Ugo Tarchetti
    Tarchetti fu uno degli Scapigliati milanesi, e questi sono i suoi racconti inquietanti: nei Fatali certe persone portano la morte a chiunque incontrino, in Uno spirito in un lampone uno spirito viene inghiottito con un lampone, e La lettera U è l'ossessione per una lettera.
  • Ricordi di ParigiEdmondo De Amicis
    Nel primo giorno a Parigi De Amicis gira per i boulevard e le loro folle, e da lì il libro passa all'Esposizione e ai ritratti di Vittor Hugo e di Emilio Zola. È un caldo reportage di viaggio, un'immagine della città com'era allora.
  • Sei personaggi in cerca d'autoreLuigi Pirandello
    Una compagnia prova Il giuoco delle parti dello stesso Pirandello quando entrano sei personaggi, un Padre, una Figliastra e il resto della famiglia, lasciati incompiuti dal loro autore, che pretendono che il loro dramma venga rappresentato: teatro sul teatro, per chi lo ama.
textos de presentación generados con IA

generados una sola vez a partir del título y el autor de cada libro, y luego guardados. pueden tener errores.

—

gracias por leer

La crisi dell'infanzia e la delinquenza dei minorenni de Scipio Sighele. El texto es de dominio público en EE. UU., transcrito por los voluntarios de Wikisource; esta es nuestra propia copia.

tale.fyi