tale.fyi

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sumário
  1. Dedica
  2. Prefazione
  3. Il giorno dei morti
  4. Dall'alba al tramonto
  5. I. Alba festiva
  6. II. Speranze e Memorie
  7. III. Scalpitio
  8. IV. Il Morticino
  9. V. Il rosicchiolo
  10. VI. Allora
  11. VII. Patria
  12. VIII. Il nunzio
  13. IX. La cucitrice
  14. X. Sera festiva
  15. I. Alba festiva
  16. II. Speranze e Memorie
  17. III. Scalpitio
  18. IV. Il Morticino
  19. V. Il rosicchiolo
  20. VI. Allora
  21. VII. Patria
  22. VIII. Il nunzio
  23. IX. La cucitrice
  24. X. Sera festiva
  25. Ricordi
  26. I. Romagna
  27. II. Anniversario
  28. III. Rio Salto
  29. IV. Il maniero
  30. V. Il bosco
  31. VI. Il fonte
  32. VII. Anniversario
  33. VIII. I puffini dell'Adriatico
  34. IX. Cavallino
  35. X. Le monache di Sogliano
  36. XI. Il santuario
  37. XII. Anniversario
  38. I. Romagna
  39. II. Anniversario
  40. III. Rio Salto
  41. IV. Il maniero
  42. V. Il bosco
  43. VI. Il fonte
  44. VII. Anniversario
  45. VIII. I puffini dell'Adriatico
  46. IX. Cavallino
  47. X. Le monache di Sogliano
  48. XI. Il santuario
  49. XII. Anniversario
  50. Pensieri
  51. I. Tre versi dell'Ascreo
  52. II. I tre grappoli
  53. III. Sapienza
  54. IV. Cuore e Cielo
  55. V. Morte e sole
  56. VI. Pianto
  57. VII. Convivio
  58. VIII. Il passato
  59. IX. Tra il dolore e la gioia
  60. X. Nel cuore umano
  61. I. Tre versi dell'Ascreo
  62. II. I tre grappoli
  63. III. Sapienza
  64. IV. Cuore e Cielo
  65. V. Morte e sole
  66. VI. Pianto
  67. VII. Convivio
  68. VIII. Il passato
  69. IX. Tra il dolore e la gioia
  70. X. Nel cuore umano
  71. Creature
  72. I. Fides
  73. II. Ceppo
  74. III. Morto
  75. IV. Orfano
  76. V. Abbandonato
  77. I. Fides
  78. II. Ceppo
  79. III. Morto
  80. IV. Orfano
  81. V. Abbandonato
  82. La civetta
  83. Le pene del poeta
  84. I. I due fuchi
  85. II. Il cacciatore
  86. III. Il lauro
  87. IV. Le femminelle
  88. I. I due fuchi
  89. II. Il cacciatore
  90. III. Il lauro
  91. IV. Le femminelle
  92. L'ultima passeggiata
  93. I. Arano
  94. II. Di lassù
  95. III. Galline
  96. IV. Lavandare
  97. V. I due bimbi
  98. VI. Festa lontana
  99. VII. La via ferrata
  100. VIII. Quel giorno
  101. IX. Mezzogiorno
  102. X. Già dalla mattina
  103. XI. Carrettiere
  104. XII. In capannello
  105. XIII. Il cane
  106. XIV. O reginella
  107. XV. Ti chiama
  108. XVI. O vano sogno
  109. I. Arano
  110. II. Di lassù
  111. III. Galline
  112. IV. Lavandare
  113. V. I due bimbi
  114. VI. Festa lontana
  115. VII. La via ferrata
  116. VIII. Quel giorno
  117. IX. Mezzogiorno
  118. X. Già dalla mattina
  119. XI. Carrettiere
  120. XII. In capannello
  121. XIII. Il cane
  122. XIV. O reginella
  123. XV. Ti chiama
  124. XVI. O vano sogno
  125. Dialogo
  126. Nozze
  127. Le gioie del poeta
  128. I. Il mago
  129. II. Il miracolo
  130. III. In alto
  131. IV. Gloria
  132. V. Contrasto
  133. VI. La vite e il cavolo
  134. I. Il mago
  135. II. Il miracolo
  136. III. In alto
  137. IV. Gloria
  138. V. Contrasto
  139. VI. La vite e il cavolo
  140. Finestra illuminata
  141. I. Mezzanotte
  142. II. Un gatto nero
  143. III. Dopo?
  144. IV. Un rumore...
  145. V. Povero dono
  146. VI. Un rondinotto
  147. VII. Sogno d'ombra
  148. VIII. Mistero
  149. IX. Vagito
  150. I. Mezzanotte
  151. II. Un gatto nero
  152. III. Dopo?
  153. IV. Un rumore...
  154. V. Povero dono
  155. VI. Un rondinotto
  156. VII. Sogno d'ombra
  157. VIII. Mistero
  158. IX. Vagito
  159. Solitudine
  160. Campane a sera
  161. Elegie
  162. I. La felicità
  163. II. Sorella
  164. III. X Agosto
  165. IV. L'anello
  166. V. Agonia di madre
  167. VI. Lapide
  168. I. La felicità
  169. II. Sorella
  170. III. X Agosto
  171. IV. L'anello
  172. V. Agonia di madre
  173. VI. Lapide
  174. Ida e Maria
  175. In campagna
  176. I. Il vecchio dei campi
  177. II. Nella macchia
  178. III. Il bove
  179. IV. La domenica dell'ulivo
  180. V. Vespro
  181. VI. Canzone d'aprile
  182. VII. Alba
  183. VIII. Dall'argine
  184. IX. Il passero solitario
  185. X. Stoppia
  186. XI. L'assiuolo
  187. XII. Temporale
  188. XIII. Dopo l'acquazzone
  189. XIV. Pioggia
  190. XV. Sera d'ottobre
  191. XVI. Ultimo canto
  192. XVII. Il piccolo bucato
  193. XVIII. Novembre
  194. I. Il vecchio dei campi
  195. II. Nella macchia
  196. III. Il bove
  197. IV. La domenica dell'ulivo
  198. V. Vespro
  199. VI. Canzone d'aprile
  200. VII. Alba
  201. VIII. Dall'argine
  202. IX. Il passero solitario
  203. X. Stoppia
  204. XI. L'assiuolo
  205. XII. Temporale
  206. XIII. Dopo l'acquazzone
  207. XIV. Pioggia
  208. XV. Sera d'ottobre
  209. XVI. Ultimo canto
  210. XVII. Il piccolo bucato
  211. XVIII. Novembre
  212. Primavera
  213. I. Il fiume
  214. II. Lo stornello
  215. III. La pieve
  216. IV. In chiesa
  217. I. Il fiume
  218. II. Lo stornello
  219. III. La pieve
  220. IV. In chiesa
  221. Germoglio
  222. Dolcezze
  223. I. Benedizione
  224. II. Con gli angioli
  225. III. Il mendico
  226. IV. Mare
  227. V A nanna
  228. VI. Il piccolo aratore
  229. VII. Il piccolo mietitore
  230. VIII. Notte
  231. I. Benedizione
  232. II. Con gli angioli
  233. III. Il mendico
  234. IV. Mare
  235. V A nanna
  236. VI. Il piccolo aratore
  237. VII. Il piccolo mietitore
  238. VIII. Notte
  239. Tristezze
  240. I. Paese notturno
  241. II. Rammarico
  242. III. Sogno
  243. IV. I gattici
  244. V. La siepe
  245. VI. Il nido
  246. VII. Il ponte
  247. VIII. Al fuoco
  248. IX. Il lampo
  249. X. Il tuono
  250. XI. Lontana
  251. XII. I ciechi
  252. XIII. Dalla spiaggia
  253. XIV. Notte di neve
  254. XV. Nevicata
  255. XVI. Notte dolorosa
  256. XVII. Notte di vento
  257. XVIII. La baia tranquilla
  258. I. Paese notturno
  259. II. Rammarico
  260. III. Sogno
  261. IV. I gattici
  262. V. La siepe
  263. VI. Il nido
  264. VII. Il ponte
  265. VIII. Al fuoco
  266. IX. Il lampo
  267. X. Il tuono
  268. XI. Lontana
  269. XII. I ciechi
  270. XIII. Dalla spiaggia
  271. XIV. Notte di neve
  272. XV. Nevicata
  273. XVI. Notte dolorosa
  274. XVII. Notte di vento
  275. XVIII. La baia tranquilla
  276. Il bacio del morto
  277. La notte dei morti
  278. I due cugini
  279. Placido
  280. Tramonti
  281. I. La sirena
  282. II. Piano e monte
  283. I. La sirena
  284. II. Piano e monte
  285. Il cuore del cipresso
  286. Alberi e fiori
  287. I. Fior d'acanto
  288. II. Nel giardino
  289. III. Nel parco
  290. IV. Rosa di macchia
  291. V. Pervinca
  292. VI. Il dittamo
  293. VII. Edera fiorita
  294. VIII. Viole d'inverno
  295. IX. Il castagno
  296. X. Il pesco
  297. XI. Canzone di nozze
  298. XII. I gigli
  299. I. Fior d'acanto
  300. II. Nel giardino
  301. III. Nel parco
  302. IV. Rosa di macchia
  303. V. Pervinca
  304. VI. Il dittamo
  305. VII. Edera fiorita
  306. VIII. Viole d'inverno
  307. IX. Il castagno
  308. X. Il pesco
  309. XI. Canzone di nozze
  310. XII. I gigli
  311. Colloquio
  312. In cammino
  313. Ultimo sogno
  314. Nota bibliografica
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Giovanni Pascoli

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SETTIMA EDIZIONE

illustrata dai pittori

A. Antony, A. Pratella, A. Tommasi







LIVORNO
RAFFAELLO GIUSTI, EDITORE

libraio-tipografo
—

1905

proprietà letteraria

Dedica


A


RUGGIERO PASCOLI


MIO PADRE

Prefazione

PREFAZIONE

Rimangano rimangano questi canti su la tomba di mio padre!... Sono frulli d’uccelli, stormire di cipressi, lontano cantare di campane: non disdicono a un camposanto. Di qualche lagrima, di qualche singulto, spero trovar perdono, poichè qui meno che altrove il lettore potrà o vorrà dire: Che me ne importa del dolor tuo?

Uomo che leggi, furono uomini che apersero quella tomba. E in quella finì tutta una fiorente famiglia. E la tomba (ricordo un’usanza africana) non spicca nel deserto per i candidi sassi della vendetta: è greggia, tetra, nera.

Ma l’uomo che da quel nero ha oscurata la vita, ti chiama a benedire la vita, che è bella, tutta bella; cioè, sarebbe; se noi non la guastassimo a noi e a gli altri. Bella sarebbe; anche nel pianto che fosse però rugiada di sereno, non scroscio di tempesta; anche nel momento ultimo, quando gli occhi stanchi di contemplare si chiudono come a raccogliere e riporre nell’anima la visione, per sempre. Ma gli uomini amarono più le tenebre che la luce, e più il male altrui che il proprio bene. E del male volontario dànno, a torto, biasimo alla natura, madre dolcissima, che anche nello spengerci sembra che ci culli e addormenti. Oh! lasciamo fare a lei, che sa quello che fa, e ci vuol bene.

Questa è la parola che dico ora con voce non anco ben sicura e chiara, e che ripeterò meglio col tempo: le dia ora qualche soavità il pensiero che questa parola potrebbe essere di odio, e è d’amore.

Livorno, marzo del 1894.

Il giorno dei morti

IL GIORNO DEI MORTI

Io vedo (come è questo giorno, oscuro!),
vedo nel cuore, vedo un camposanto
3con un fosco cipresso alto sul muro.

E quel cipresso fumido si scaglia
allo scirocco: a ora a ora in pianto
6sciogliesi l’infinita nuvolaglia.

O casa di mia gente, unica e mesta,
o casa di mio padre, unica e muta,
9dove l’inonda e muove la tempesta;

o camposanto che sì crudi inverni
hai per mia madre gracile e sparuta,
12oggi ti vedo tutto sempiterni


e crisantemi. A ogni croce roggia
pende come abbracciata una ghirlanda
15donde gocciano lagrime di pioggia.

Sibila tra la festa lagrimosa
una folata, e tutto agita e sbanda.
18Sazio ogni morto di memorie, posa.

Non i miei morti. Stretti tutti insieme,
insieme tutta la famiglia morta,
21sotto il cipresso fumido che geme,

stretti così come altre sere al foco
(urtava, come un povero, alla porta
24il tramontano con brontolìo roco)

piangono. La pupilla umida e pia
ricerca gli altri visi a uno a uno
27e forma un’altra lagrima per via.

Piangono, e quando un grido ch’esce stretto
in un sospiro, mormora, Nessuno!...
30cupo rompe un singulto lor dal petto.

Levano bianche mani a bianchi volti,
non altri, udendo il pianto disusato,
33sollevi il capo attonito ed ascolti.

Posa ogni morto; e nel suo sonno culla
qualche figlio de’ figli, ancor non nato.
36Nessuno! i morti miei gemono: nulla!

— O miei fratelli! — dice Margherita,
la pia fanciulla che sotterra, al verno,
39si risvegliò dal sogno della vita:

— o miei fratelli, che bevete ancora
la luce, a cui mi mancano in eterno
42gli occhi, assetati della dolce aurora;

o miei fratelli! nella notte oscura,
quando il silenzio v’opprimeva, e vana
45l’ombra formicolava di paura;

io veniva leggiera al vostro letto;
Dormite! vi dicea soave e piana:
48voi dormivate con le braccia al petto.

E ora, io tremo nella bara sola;
il dolce sonno ora perdei per sempre
51io, senza un bacio, senza una parola.

E voi, fratelli, o miei minori, nulla!...
voi che cresceste, mentre qui, per sempre,
54io son rimasta timida fanciulla.

Venite, intanto che la pioggia tace,
se vi fui madre e vergine sorella:
57ditemi: Margherita, dormi in pace.

Ch’io l’oda il suono della vostra voce
ora che più non romba la procella:
60io dormirò con le mie braccia in croce.

Nessuno! — Dice; e si rinnova il pianto,
e scroscia l’acqua: un impeto di vento
63squassa il cipresso e corre il camposanto.

— O figli — geme il padre in mezzo al nero
fischiar dell’acqua — o figli che non sento
66più da tanti anni! un altro cimitero

forse v’accolse, e forse voi chiamate
la vostra mamma, nudi abbrividendo
69sotto le nere sibilanti acquate.

E voi le braccia dall’asil lontano
a me tendete, siccome io le tendo,
72figli, a voi, disperatamente invano.

O figli, figli! vi vedessi io mai!
io vorrei dirvi che in quel solo istante
75per un’intera eternità v’amai.

In quel minuto avanti che morissi,
portai la mano al capo sanguinante,
78e tutti, o figli miei, vi benedissi.

Io gettai un grido in quel minuto, e poi
mi pianse il cuore: come pianse e pianse!
81e quel grido e quel pianto era per voi.

Oh! le parole mute ed infinite
che dissi! con qual mai strappo si franse
84la vita viva delle vostre vite.

Serba la madre ai poveri miei figli:
non manchi loro il pane mai, nè il tetto,
87nè chi li aiuti, nè chi li consigli.

Un padre, o Dio, che muore ucciso, ascolta:
aggiungi alla lor vita, o benedetto,
90quella che un uomo, non so chi, m’ha tolta.

Perdona all’uomo, che non so; perdona:
se non ha figli, egli non sa, buon Dio...
93e se ha figlioli, in nome lor perdona.

Che sia felice; fagli le vie piane;
dagli oro e nome; dàgli anche l’oblio;
96tutto: ma i figli miei mangino il pane.

Così dissi in quel lampo senza fine;
Vi chiamai, muto, esangue, a uno a uno,
99dalla più grandicella alle piccine.

Spariva a gli occhi il mondo fatto vano.
In tutto il mondo più non era alcuno.
102Udii voi soli singhiozzar lontano —

Dice; e più triste si rinnova il pianto;
più stridula, più gelida, più scura
105scroscia la pioggia dentro il camposanto.

— No, babbo, vive, vivono — Chi parla?
Voce velata dalla sepoltura,
108voce nuova, eppur nota ad ascoltarla,

o mio Luigi, o anima compagna!
come ti vedo abbrividire al vento
111che ti percuote, all’acqua che ti bagna!

come mutato! sembra che tu sia
un bimbo ignudo, pieno di sgomento,
114che chieda, a notte, al canto della via.

— vivono, vive. Non udite in questa
notte una voce querula, argentina,
117portata sino a noi dalla tempesta?

È la sorella che morì lontano,
che in questa notte, povera bambina,
120chiama chiama dal poggio di Sogliano.

Chiama. Oh! poterle carezzare i biondi
riccioli qui, tra noi; fuori del nero
123chiostro, de’ sotterranei profondi!

Un’altra voce tu, fratello, ascolta;
dolce, triste, lontana: il tuo Ruggiero;
126in cui, babbo, moristi un’altra volta.

Parlano i morti. Non è spento il cuore
nè chiusi gli occhi a chi morì cercando,
129a chi non pianse tutto il suo dolore.

E or per quanto stridula di vento
ombra ne dividesse, a quando a quando
132udrei, come da vivo, il tuo lamento,

o mio Giovanni, che vegliai, che ressi,
che curai, che difesi, umile e buono,
135e morii senza che ti rivedessi!

Avessi tu provato di quell’ora
ultima il freddo, e or quest’abbandono,
138gemendo a noi ti volgeresti ancora —

— Ma se vivete, perchè, morti cuori,
solo è la nostra tomba illacrimata,
141solo la nostra croce è senza fiori? —

Così singhiozza Giacomo: poi geme:
— Quando sola restò la nidïata,
144Iddio lo sa, come vi crebbi insieme:

se con pia legge l’umili vivande
tra voi divisi, e destinai de’ pani
147il più piccolo a me, ch’ero il più grande;

se ribevvi le lagrime ribelli
per non far voi pensosi del domani,
150se il pianto piansi in me di sei fratelli;

se al sibilar di questi truci venti,
al rombar di quest’acque, io suscitava
153la buona fiamma d’eriche e sarmenti;

e io, quando vedea rosso ogni viso,
e più rossi i più piccoli, tremava
156sì, del mio freddo, ma con un sorriso.

Ma non per me, non per me piango: io piango
per questa madre che, tra l’acqua, spera,
159per questo padre che desìa, nel fango;

per questi santi, o fratel mio, che vivi;
di cui morendo io ti dicea... ma era
162grossa la lingua e forse non udivi —

Io vedo, vedo, vedo un camposanto,
oscura cosa nella notte oscura:
165odo quel pianto della tomba, pianto

d’occhi lasciati dalla morte attenti,
pianto di cuori cui la sepoltura
168lasciò, ma solo di dolor, viventi.

L’odo: ora scorre libero: nessuno
può risvegliarsi, tanto è notte, il vento
171è così forte, il cielo è così bruno.

Nessuno udrà. La povera famiglia
può piangere. Nessuno, al suo lamento,
174può dire: Altro è mio figlio! altra è mia figlia!

Aspettano. Oh! che notte di tempesta
piena d’un tremulo ululo ferino!
177Non s’ode per le vie suono di pesta.

Uomini e fiere, in casolari e tane,
tacciono. Tutto è chiuso. Un contadino
180socchiude l’uscio del tugurio al cane.

Piangono. Io vedo, vedo, vedo. Stanno
in cerchio, avvolti dall’assidua romba.
183Aspetteranno, ancora, aspetteranno.

I figli morti stanno avvinti al padre
invendicato. Siede in una tomba
186(io vedo, io vedo) in mezzo a lor, mia madre.

Solleva ai morti, consolando, gli occhi,
e poi furtiva esplora l’ombra. Culla
189due bimbi morti sopra i suoi ginocchi.

Li culla e piange con quelli occhi suoi,
piange per gli altri morti, e per sè nulla,
192e piange, o dolce madre! anche per noi;

e dice: — Forse non verranno. Ebbene,
pietà! Le tue due figlie, o sconsolato,
195dicono, ora, in ginocchio, un po’ di bene.

Forse un corredo cuciono, che preme:
per altri: tutto il giorno hanno agucchiato,
198hanno agucchiato sospirando insieme.

E solo a notte i poveri occhi smorti
hanno levato, a un gemer di campane;
201hanno pensato, invidïando, ai morti.

Ora, in ginocchio, pregano Maria
al suon delle campane, alte, lontane,
204per chi qui giunse e per chi resta in via,

là; per chi vaga in mezzo alla tempesta,
per chi cammina, cammina, cammina;
207e non ha pietra ove posar la testa.

Pietà pei figli che tu benedivi!
In questa notte che non mai declina,
210orate requie, o figli morti, ai vivi! —

O madre! Il cielo si riversa in pianto
212oscuramente sopra il camposanto.

Dall'alba al tramonto

DALL’ALBA AL TRAMONTO

I. Alba festiva

I

Alba festiva

Che hanno le campane,
che squillano vicine,
3che ronzano lontane?

È un inno senza fine,
or d’oro, ora d’argento,
6nell’ombre mattutine.

Con un dondolìo lento
implori, o voce d’oro,
9nel cielo sonnolento.

Tra il cantico sonoro
il tuo tintinno squilla,
12voce argentina — Adoro,

adoro — Dilla, dilla,
la nota d’oro — L’onda
15pende dal ciel, tranquilla.

Ma voce più profonda
sotto l’amor rimbomba,
18par che al desìo risponda:

la voce della tomba.

II. Speranze e Memorie

II

Speranze e Memorie

Paranzelle in alto mare
bianche bianche,
io vedeva palpitare
come stanche:
o speranze, ale di sogni
6per il mare!

Volgo gli occhi; e credo in cielo
rivedere
paranzelle sotto un velo,
nere nere:
o memorie, ombre di sogni
12per il cielo!

III. Scalpitio

III

Scalpitio

Si sente un galoppo lontano
(è la...?)
che viene, che corre nel piano
4con tremula rapidità.

Un piano deserto, infinito;
tutto ampio, tutto arido, eguale:
qualche ombra d’uccello smarrito,
8che scivola simile a strale:

non altro. Essi fuggono via
da qualche remoto sfacelo;
ma quale, ma dove egli sia,
12non sa nè la terra nè il cielo.

Si sente un galoppo lontano
più forte,
che viene, che corre nel piano:
16la Morte! la Morte! la Morte!

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    Alice segue il Coniglio bianco giù per una buca e continua a cambiare statura, e niente nel paese laggiù funziona come dicevano le sue lezioni, dal tè del Cappellaio alla partita di croquet della Regina.
  • Le avventure di PinocchioCarlo Collodi
    Un pezzo di legno che ride e piange, Maestro Ciliegia, che voleva farne una gamba di tavolino, Geppetto, che invece ne ricava un burattino, la Volpe e il Gatto, un campo dove seminare zecchini d'oro, e un burattino che promette sempre di fare il bravo. Collodi è svelto, divertente e spesso duro.
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obrigado pela leitura

Myricae, de Giovanni Pascoli. O texto está em domínio público nos EUA, transcrito pelos voluntários do Wikisource; esta é a nossa própria cópia.

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