É assim que a leitura vai ficar.
Vita e avventure di Riccardo Joanna
romanzo
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MATILDE SERAO
VITA E AVVENTURE
DI
RICCARDO JOANNA
ROMANZO
MILANO
GIUSEPPE GALLI, LIBRAIO-EDITORE
Galleria Vittorio Emanuele, 17 e 80
LIPSIA e VIENNA MONTEVIDEO
F. A. BROCKHAUS GALLI E COMP.
1887
Proprietà Letteraria
Milano — Tip. Filippo Poncelletti — Via Broletto, 43.
INDICE.
| Dedica | Pag. v | |
| I. | Piccolo | 1 |
| II. | La grande giornata | 69 |
| III. | I capelli di Sansone | 141 |
| IV. | Il quarto d'ora di Rabelais | 213 |
| V. | Eldorado | 275 |
| VI. | Una catastrofe | 316 |
AI GIORNALISTI D'ITALIA.
VITA E AVVENTURE DI RICCARDO JOANNA.
I.
PICCOLO.
Paolo Joanna andava e veniva per la stanza, vestendosi, straccamente, ancora tutto pieno di sonno. Sul suo letto disfatto stavano una quantità di giornali aperti e spiegazzati, cascavano dalla sponda, giacevano sul tappetino miserabile; erano quelli della sera innanzi, su cui si era addormentato, su cui si era arrotolato, dormendo: quelli della mattina, ancora chiusi dalle fascette multicolori, erano deposti sul vecchio tavolino da notte, accanto a una tazza da caffè — e attratte dal fondiccio melmoso del caffè, dove lo zucchero si liquefaceva, le mosche vi ronzavano attorno — e un sottile odore d'inchiostro di stamperia restava nell'aria. Paolo Joanna si vestiva pianamente, per non destare il suo figliuolo. In uno stretto lettuccio il piccolo Riccardo dormiva, con una manina sotto la guancia palliduccia, con le palpebre un po' ombrate di livido e socchiuse, con la fresca e rossa bocca schiusa: respirava leggermente, impercettibilmente. Aveva sul volto una espressione di stanchezza, e il corpicciuolo elegante, sottile, di fanciullo a sette anni, si allungava sotto il lenzuolo con una linea di abbattimento profondo: tanto che il padre voltandosi ogni tanto a guardare il suo bimbo, diventava sempre più cauto nei movimenti, per paura di svegliarlo. La notte prima, dopo il teatro, lo aveva condotto a cenare a una trattoria a Vico Rotto San Carlo, che resta aperta sino alla mattina: erano rientrati alle due: il bimbo, eccitato da un bicchierino di Marsala puro, non aveva preso sonno che alle quattro. Ora sembrava troppo felice di dormire, perchè il padre, preso dalla tenerezza, non camminasse in punta di piedi e rinunziasse a cercare, nel vecchio canterano, una cravatta meno vecchia di quella che portava. Ma una mosca si posò sul volto del piccolo Riccardo, e quel visino, dal pallore di perla, si scosse, come se il bimbo fosse lì lì per svegliarsi: il padre tremò. Una seconda mosca venne a ronzare intorno ai riccioli castagni del piccolo Riccardo, poi si posò sulla fronte: e Riccardo fece udire, nel sonno, un piccolo lagno di creaturina che soffre. Allora il padre, delicatamente, senza far rumore, prese da terra un grande giornale e ne coprì il volto del bambino, per difenderlo dalle mosche: e sotto il largo foglio di carta stampata, odorante d'inchiostro di stamperia, il sonno del piccolo Riccardo Joanna continuò tranquillo.
Stava per uscire Paolo Joanna, dopo aver ricercato e trovato un mezzo sigaro spento, quando la serva si presentò sulla soglia. Era una tarchiata, robusta contadina del Cilento, dai capelli ispidi e neri, dagli occhi selvaggi, dalla bocca larghissima:
‟Bon giorno, signorì. Che faccio per pranzo?”
Paolo esitò un momento:
‟Pranziamo fuori, questa sera,” disse poi, presto presto, a bassa voce.
‟E per colazione che gli do, a quest'anima di Dio?” domandò Marianna, accennando a Riccardo che dormiva beatamente, sotto la Perseveranza.
Paolo Joanna mise la mano nel taschino della sottoveste, ne cavò certi soldi e disse a Marianna:
‟Basteranno dieci soldi?” e un piccolo tremito era nella sua voce.
‟Ci bastano e ci soverchiano. E voi, signorì?”
‟.... Io..., non importa. Faccio colazione fuori, sono invitato,” soggiunse.
‟A che ora vi debbo portare il signorino don Riccardo?”
‟Portamelo in ufficio, alle due. Ti raccomando questa creatura, Marià.”
‟Non dubitate, non dubitate,” mormorò lei.
Paolo Joanna se ne andò, contando e ricontando nel taschino i venti centesimi che gli erano rimasti, per comperare due sigari virginia. La serva prese la tazza sporca e se ne andò, richiudendo pianamente la porta. Erano le undici e mezzo quando il piccolo Riccardo si svegliò, il sole meridiano entrava nella camera, si allungava sui mattoni rossastri, illuminava tutta la povera decenza di quella stanza mobiliata: egli si rizzò sul letto, senza meravigliarsi di esser solo, senza chiamar nessuno, balzò in terra, in camicia, scalzo, si dette a cercare le calzette e le scarpette. Una calzettina aveva un buco al tallone, egli la stirò per ficcarla dentro la scarpetta e intanto canticchiava, come un grande:
‟Tu, tu, tu....”
Ogni volta che incontrava un giornale sotto i piedi, lo scartava con un atto di fastidio, o vi passeggiava sopra, come se fosse un tappeto. Solo solo, come un piccolo essere ragionevole e buono, si lavò, si pettinò, si vestì col suo bel vestito nuovo, calzoncini al ginocchio, giacchettina, grande colletto di trina e cravatta di seta rossa: era il vestito nuovo che presto sarebbe diventato vecchio, a furia di portarlo ogni giorno, dalla mattina. E sull'uscio, preso a un tratto da una impazienza nervosa, si mise a gridare:
‟O Marià! O Marià!”
voltando para onde você parou…
carregando o resto…