L'innocente
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[Copertina]
Gabriele d'Annunzio
I ROMANZI DELLA ROSA
L'INNOCENTE
Nono migliaio.
MILANO—FRATELLI TREVES, EDITORI—MILANO
Via Palermo, 2, e Galleria Vittorio Emanuele, 64 e 66.
ROMA: Corso, 383.—NAPOLI; Via Roma (già Toledo), 34.
BOLOGNA: presso la Libreria Treves, di L. Beltrami, angolo Via Farini.
TRIESTE: presso Giuseppe Schubart.
LIPSIA, VIENNA e BERLINO: presso A. F. Brockhaus.
PARIGI: presso J. Boyveau et Chevillet, 22, rue de la Banque.
[Occhiello]
L'INNOCENTE.
[Retro]
OPERE di GABRIELE D'ANNUNZIO
I ROMANZI DELLA ROSA:
=Il Piacere= L. 5—
=L'Innocente= 4 —
=Trionfo della Morte= 5 —
I ROMANZI DEL GIGLIO:
I. =Le Vergini delle Rocce= 5 —
II. =La Grazia= *.
III. =L'Annunziazione= *.
I ROMANZI DEL MELAGRANO:
=Il Fuoco= (di prossima pubblicazione).
=Il Dittatore= *.
=Trionfo della Vita= *.
POESIE:
=Canto novo; Intermezzo= 4 —
=L'Isottéo=; =la Chimera= 4 —
Poema paradisiaco; Odi navali 4 —
* Laudi del Cielo, del Mare, della Terra e degli Eroi.
MISTERI:
=Persefone= *. =Adone= *. =Orfeo= *.
DRAMI:
=La Città morta= 4 —
I Sogni delle Stagioni
Sogno d'un mattino di primavera 2 —
* Sogno d'un meriggio d'estate.
Sogno d'un tramonto d'autunno 2 —
* Sogno d'una notte d'inverno.
La Gioconda }
} di prossima pubblicazione.
La Tragedia della Folla }
=Frate Sole= *.
[Frontespizio]
Gabriele d'Annunzio
I ROMANZI DELLA ROSA
L'INNOCENTE
Nono migliaio
MILANO
FRATELLI TREVES, EDITORI 1899.
[Verso]
PROPRIETÀ LETTERARIA
Riservati tutti i diritti.
Tip. Fratelli Treves.
ALLA CONTESSA MARIA ANGUISSOLA GRAVINA CRUYLLAS DI RAMACCA QUESTO LIBRO È DEDICATO.
Napoli, 11 marzo 1892.
L'INNOCENTE
Beati immaculati….
Andare d'avanti al giudice, dirgli: "Ho commesso un delitto. Quella povera creatura non sarebbe morta se io non l'avessi uccisa. Io Tullio Hermil, io stesso l'ho uccisa. Ho premeditato l'assassinio, nella mia casa. L'ho compiuto con una perfetta lucidità di conscienza, esattamente, nella massima sicurezza. Poi ho seguitato a vivere col mio segreto nella mia casa, un anno intero, fino ad oggi. Oggi è l'anniversario. Eccomi nelle vostre mani. Ascoltatemi. Giudicatemi." Posso andare d'avanti al giudice, posso parlargli così?
Non posso né voglio. La giustizia degli uomini non mi tocca. Nessun tribunale della terra saprebbe giudicarmi.
E pure bisogna che io mi accusi, che io mi confessi. Bisogna che io riveli il mio segreto a qualcuno.
A CHI?
I.
Il primo ricordo è questo.
Era di aprile. Eravamo in provincia, da alcuni giorni, io e Giuliana e le nostre due bambine Maria e Natalia, per le feste di Pasqua, in casa di mia madre, in una grande e vecchia casa di campagna, detta La Badiola. Correva il settimo anno dal matrimonio.
Ed erano già corsi tre anni da un'altra Pasqua che veramente m'era parsa una festa di perdono, di pace e d'amore, in quella villa bianca e solinga come un monasterio, profumata di violacciocche; quando Natalia, la seconda delle mie figliuole tentava i primi passi, uscita allora allora dalle fasce come un fiore dall'invoglio, e Giuliana si mostrava per me piena d'indulgenza, se bene con un sorriso un po' malinconico. Io era tornato a lei, pentito e sommesso, dopo la prima grave infedeltà. Mia madre, inconsapevole, con le sue care mani aveva posto un ramoscello d'olivo a capo del nostro letto e aveva riempita la piccola acquasantiera d'argento che pendeva dalla parete.
Ma ora, in tre anni, quante cose mutate! Tra me e Giuliana era avvenuto un distacco definitivo, irreparabile. I miei torti verso di lei s'erano andati accumulando. Io l'aveva offesa nei modi più crudeli, senza riguardo, senza ritegno, trascinato dalla mia avidità di piacere, dalla rapidità delle mie passioni, dalla curiosità del mio spirito corrotto. Ero stato l'amante di due tra le sue amiche intime. Avevo passato alcune settimane a Firenze con Teresa Raffo, imprudentemente. Avevo avuto col falso conte Raffo un duello in cui il mio disgraziato avversario s'era coperto di ridicolo, per talune circostanze bizzarre. E nessuna di queste cose era rimasta ignota a Giuliana. Ed ella aveva sofferto, ma con molta fierezza, quasi in silenzio.
C'erano stati pochissimi dialoghi tra noi, e brevi, in proposito; nei quali io non avevo mai mentito, credendo con la mia sincerità diminuire la mia colpa agli occhi di quella dolce e nobile donna che io sapevo intellettuale.
Anche sapevo che ella riconosceva la superiorità della mia intelligenza e che scusava in parte i disordini della mia vita con le teorie speciose da me esposte più d'una volta in presenza di lei a danno delle dottrine morali professate apparentemente dalla maggioranza degli uomini. La certezza di non essere giudicato da lei come un uomo comune alleggeriva nella mia conscienza il peso dei miei errori. "Anch'ella dunque—io pensavo—comprende che, essendo io diverso dagli altri ed avendo un diverso concetto della vita, posso giustamente sottrarmi ai doveri che gli altri vorrebbero impormi, posso giustamente disprezzare l'opinione altrui e vivere nella assoluta sincerità della mia natura eletta."
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